senza vedere nessuno.
Sentire le voci vicino a te, lontano da te.
In strada il freddo non è molto violento, ti stringi un po’ dentro al cappotto e ti allontani lentamente.
Una di quelle notti che non hai voglia, che non vuoi, che non ci sei, che non ci stai; una di quelle notti in cui niente può accadere.
Come un attacco di panico: quell’angosciante sensazione di catastrofe incombente che rende il mondo fragile intorno a te, dentro di te, come camminare su di un prato di cristalli, attento ad ogni passo, ad ogni respiro, i cristalli sono dentro di te.
Ti rendi poi conto che in fondo, un motivo per urlare non c’è.
Girare l’angolo e trovarsi dentro una di quelle notti in cui tutto può accadere.
