come la pioggia

che suona alle finestre, sui vetri, sulle tapparelle.

Come una scia d’acqua e fango che, sollevata dall’asfalto, vola in alto per poi ricadere sul tuo parabrezza.

Come una fila di persone che aspettano qualcosa, o un gruppo di bestie che riposano in terra: sedute, tra occhi stanchi ma vigili e orecchie sempre attente.

A chi non è mai capitato di non sapere dove andare, di mettere un passo davanti l’altro per trovarsi poi, in un posto che certamente non è come l’immaginava.

Sospiri stanchi, riflessioni lente, avvolti da una nebbia che il sole non vuol scacciare.

Chissà come si sentono quelli che la luce la vedono solo di notte, dai neon, dalla luna, da un fuoco che non scalda come vorrebbero, ciò che vorrebbero forse non sanno cos’è.

I commenti sono chiusi.